È morto l’Arcano del Sogno e del Segno,
colui che nel fango scolpì il suo regno.
Spirito nudo che in carne s’incarna,
che l’uomo e la donna in seta dipana.
Egli fu l’Amante d’una Idea pura:
inguardabile luce oltre ogni misura.
Ché l’Abisso è un altare che il senso non cura;
è lama di fuoco che uccide la paura.
In quel Rosso vedeva la lotta, l’ardore,
il sangue del mondo, la guerra e l’onore.
La Vittoria è il grido del rito ancestrale,
dove il filo si fa spada immortale.
Diede il sangue alla Donna col fuoco del cuore,
un rosso di vita, di sacro furore.
È polvere antica, passione violenta,
l’unico Impero che il tempo non annienta.
Ordisce l’ultima sfilata nell’Essere,
fili di gloria che non sanno recedere.
E ora da lassù — nel buio assoluto —
venera l’Arte, il suo verbo compiuto.
Henda Khelifi