S’annoda il soffio in un arcano ordito,
mentre il veleno morde il cor ferito.
Voce che tace e nell’abisso invoca,
tua luce calca la mia imago fioca.
Cerca la mano il visibile segno,
tra le rovine di un antico regno.
Talismano di carne e d’altre sfere,
tra verbi chiusi e mute preghiere.
Tu che del vate intendi il nero affanno,
tessi la trama che non sente inganno.
Dell’oscuro mio cor sai la feritoia,
oltre il confine di dolore o gioia.
Un solo specchio in due sguardi s’affisa,
l’essenza nostra mai dal tempo divisa.
Riflesso d’oro in un oceano cieco,
d’un eterno sussurro siamo l’eco.
Siamo le impronte d’un passo divino,
cifre sepolte in un alto destino—
Scorre nel sangue il destino astrale,
sacro mistero d’un bene immortale.
Henda Khelifi